Livio Randich, di Pola, esule a Saronno, può emigrare in Australia, 1951
Perché scappare dall’Istria nel gennaio del 1947? “Il soggetto aveva incontrato numerose persone fuggite dalla Zona B jugoslava a causa delle persecuzioni da parte dei comunisti”. (“Subject had met numerous people who had escaped from Yugoslav’s zone “B” because of persecutions by communists”).
A metà del Novecento furono oltre 70 mila i giuliano dalmati finiti in Canada, Australia, USA e in Sud America. Non si sa se effettivamente partì pure il protagonista di questa vicenda, avendo ricevuto il permesso dell’IRO di Milano per emigrare in Australia. Si chiamava Livio Randich, o Randi. Era nato a Pola il 20 gennaio 1920, figlio di Antonio e di Ludmilla Francisco. La sua cittadinanza è: “Undetermined VG”, ossia “indeterminata, Venezia Giulia”. Lui aveva chiesto di emigrare in Canada.
Si tenga presente che l’IRO è l’Organizzazione Internazionale per i Rifugiati (“International Refugee Organization” = IRO) che organizzava le partenze delle navi da Bagnoli, presso Napoli, verso le Americhe e l’Oceania. La presente ricerca si basa sui rari documenti inediti nell’Archivio di Bad Arolsen (Germania), da poco disponibili nel web. La sua pratica d’emigrazione all’Ufficio IRO di Milano è del 16 marzo 1951, perché il Randich dimorava in via Volontario 43, a Saronno, in provincia di Varese. Aveva optato per l’Italia a Bergamo il 21 luglio 1948, in attesa dell’approvazione dell’autorità jugoslava.
Continuano così le nette dichiarazioni di Livio Randich verbalizzate dal funzionario dell’IRO: “Gli italiani, in particolare, venivano sorvegliati con estremo rigore: espressioni sconsiderate contro il regime comunista venivano punite con la deportazione e, in alcuni casi, vi furono persone uccise semplicemente perché in disaccordo con i metodi terroristici della dittatura comunista”. (“Especially Italians were observed with greatest severity – thoughtless expressions against the Communist regime were revenged with deportation – in some cases people have been killed only because of their disagreement with the terror methods of the Communist dictatorship”).
L’intervistatore specificò: “Il soggetto, di origine italiana, temendo di rimanere sotto il regime comunista, fuggì in tempo prima del ritiro degli Alleati da Pola. Le informazioni di fatto mi sono state lette e certifico che corrispondono ai fatti da me riferiti”. (“Subject being of Italian origin feared to remain under the Communist regime and fled in time before Allied withdrew from Pola. The factual information has been read to me, and I certify that is corresponds with the facts I have related”).
Poi ci sono le firme dell’intervistato (Livio Randi) e dell’intervistatore per l’idoneità ad emigrare dell’Ufficio IRO di Milano: “R. Dominik”. Il tutto dattiloscritto e datato al 16 marzo 1951, con ulteriori aggiunte a penna e vari timbri.
Com’era la vita di Livio Randich prima della guerra? Dal 1939 al mese di ottobre 1944 Randich, che aveva frequentato le scuole superiori, era addetto alle vendite. Visse a Pola e vi lavorò con il fratello, che era proprietario di una farmacia. (“Lived at Pola and worked there with his brother who was owner of a drug-shop”).
In seguito fu requisito dagli occupatori tedeschi nell’Organizzazione Todt, ente nazista che forniva la forza lavoro per la costruzione delle linee difensive lungo il confine orientale. Per evitare di restare nell’Organizzazione Todt (invisa ai partigiani comunisti), il soggetto si arruolò volontariamente nella Marina italiana, dove prestò servizio come manovale (lavoratore civile) fino alla fine della guerra, nel maggio 1945. (“In order to avoid working with the TODT subject went voluntarily in the Italian Navy where he worked as an unskilled labourer (civil labourer) until war end in May 1945”).
Dalla fine della guerra al 1947 Randich lavorò ancora nella farmacia del fratello a Pola, fino al gennaio del 1947, quando se ne andò via dall’Istria a gambe levate.

Si sa che a Saronno non funzionò un vero e proprio Campo profughi giuliano dalmati, ma nel luglio del 1942 furono inviate in quella città sedici persone provenienti dalla provincia del Carnaro (Fiume) come “internati protettivi”, persone cioè che avevano chiesto la protezione dell’Italia per le minacce di morte ricevute dai partigiani jugoslavi. Tali “internati protettivi” alloggiarono in piccoli alberghi e presso qualche trattoria con camera. Forse fu in memoria di quella accoglienza che il Randich fu assistito, nel 1947 a Saronno, dal Ministero della Postbellica, come emerge dalle carte dell’Archivio di Arolsen.
Vitto e alloggio inizialmente erano interamente forniti dal fratello, che attualmente lo ha alle proprie dipendenze. Oltre a ciò, solo 2.000 lire al mese. (“Fully boarded by brother who is employing him al present. Besides that only 2000 Lit monthly”).
Nell’ottobre del ’47 aveva trovato lavoro come commesso in un Ente farmaceutico dello Stato, dove ha lavorato fino al giugno del ’49, quando nel frattempo suo fratello aveva aperto una farmacia tutta sua. Il soggetto continua a lavorare con il fratello già menzionato”. (“In Oct. 47 he had found a job as a shop assistant with State’s grocery-shops, where he work until June 49 when his brother had opened in the meantime a drug-shop of his own. Subject is still working with his before mentioned brother”).
Il 15 maggio 1951 ricevette il modulo per recarsi, con biglietto ferroviario gratuito, a Bagnoli e partire per l’Australia, ma non si sa se accettò. Era in possesso della Carta d’Identità rilasciata il 12 marzo 1951 dal Comune di Saronno. Finisce così questa storia d’esodo in base ai documenti dell’Archivio di Arolsen e di altri archivi.
Altri Randich in Venezia Giulia e Dalmazia
Oltre ai Randich di Pola citati in questa ricerca, ci furono varie altre persone con quel cognome. Ad esempio un Randich Eugenio, nato a Chistagne, non lontano da Zara, il 17 aprile 1887, sotto l’Austria. Era un magistrato. Chistagne (in croato Kistanje) oggi è un comune della Dalmazia settentrionale, in Croazia. È situato nell’entroterra della Regione di Sebenico e Tenin dove, fino ai primi del Novecento, era presente una consistente minoranza italiana.
Alla fine dell’Ottocento fino ai primi anni del Novecento operava a Fiume l’avvocato Giovanni Randich, come ha documentato Massimo Superina. Viveva nella “Villa Randich”. Nei primi anni del Novecento l’architetto Giovanni Randich fu autore riconosciuto di studi sullo Jugendstil, o Secession, o Secesjia, o stile Liberty, presenti sulla costa liburnica, tra Fiume, Laurana e Abbazia. Altri Randich, di professione ingegneri a Fiume, sono Randich Giuseppe e Lodovico. C’erano persino degli armatori con quel cognome. Erano Giovanni Maria e Santo Randich (vedi Superina).
Nei primi anni ’30 nella Venezia Giulia ci fu un Teodoro Randich, cui fu cambiato il nome in “Randi” (fonte Internet) A Fiume, nel 1930, Host-Randich Maria gestiva un’osteria-vini, in località “Plasse n. 150”. Nel 1937 a Fiume c’era un parchettista di nome Franco Randich (vedi: Superina).
Nel 1941, secondo l’elenco telefonico di Fiume, esisteva un negozio di commestibili (inclusi i “capuzi garbi”) di Antonio Randich in via Nazario Sauro 6, oltre a una Villa Randich, in via Trieste 43, proprietà del dottor Otto Randich.
Nell’indagine di Amleto Ballarini e Mihael Sobolevski, del 2002, è citato proprio un Otto Randich che, a guerra terminata, subì la confisca titina dei beni per “collaborazionismo” da parte del Tribunale popolare distrettuale di Fiume. Sorte analoga capitò a Guido Randich e a Pia Randich. La stessa fonte riporta il nome di un Attilio Randich accusato dal medesimo tribunale fantoccio di aver “aiutato nella fuga” il tale “Zarko G.”. C’è un “Randich Emilio” fucilato, nel 1944, dai tedeschi per rappresaglia. Poi c’è un Randich Leone, militare, che fu arrestato nel luglio del 1944, trasferito e ucciso dai nazisti nel Campo di concentramento di San Saba, a Trieste. Troviamo, infine, un Randich Giuseppe, di Costrena, che muore nel 1944 disperso in mare, dopo l’affondamento della nave su cui era imbarcato.
Dopo l’esodo che succede? Il 25 luglio 1954 l’ingegnere Guido Randich, esule di Fiume, fu chiamato a presiedere l’assemblea dei soci del Comitato provinciale dell’ANVGD di Udine. La stessa persona, nell’estate del 1960, fu nominata “commissario straordinario” del citato sodalizio, visto che attraversava una crisi generazionale. Nel 1964 egli teneva ancora la carica con la seguente denominazione: Guido de Randich. Poi fu eletto tra i Revisori dei conti. Nel 1970 fu a capo del Comitato provinciale di Udine dell’ANVGD. Figurò ancora tra i soci dell’ANVGD di Udine nel 1987-1988.
Nel 1995 il tale Gilberto de Randich, nato a Gorizia nel 1930, che guidò, in qualità di presidente, il Fogolàr Furlan di Vienna, negli anni ’80, entrò nel Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine, nel quale fu rieletto il 21 maggio del 2000 e riconfermato nel 2003, sotto la presidenza dell’ingegnere Silvio Cattalini, esule di Zara. Nel 2017 Gilberto de Randich era Revisore dei conti del sodalizio stesso, con la nuova Presidente Bruna Zuccolin, essendo spirato Cattalini.
Questo articolo è dedicato alla memoria dell’ingegnere Sergio Satti (Pola 1934-Udine 2026).

Fonti archivistiche e bibliografiche
– Amleto Ballarini, Mihael Sobolevski (a cura di / uredili), Le vittime di nazionalità italiana di Fiume e dintorni (1939-1947) / Žrtve talijanske nacionalnosti u Rijeci i okolici (1939.-1947.), Roma, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, 2002.
– Elenco telefonico di Fiume, 1941.
– Guida generale di Trieste e commerciale della Venezia Giulia-Fiume-Sebenico-Zara, Vitoppi Wilhelm & C, 1931.
– Soci aventi diritto al voto, 1987-1988. Archivio dell’ANVGD di Udine.
– Massimo Superina, Fiume al lavoro: industrie, negozi e mestieri tra Ottocento e 1946, Padova, Associazione Fiumani Italiani nel Mondo, 2023.
– Unterlagen von Randi, Livio, geboren am 20.01.1920, geboren in Pola und von weiteren Personen. Consultazione on-line nell’Archivio di Arolsen (Germania) del 30.6.2026.
Ringraziamenti – Oltre agli operatori e alla direzione degli Archivi di Arolsen (Germania), si ringraziano gli operatori della Biblioteca e dell’Archivio dell’ANVGD di Udine per la collaborazione riservata e l’Associazione Fiumani Italiani nel Mondo.
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Progetto di Elio Varutti, coordinatore del Gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine. Networking a cura di Girolamo Jacobson e E. Varutti. Lettori: Bruna Zuccolin, Bruno Bonetti, Rosalba Meneghini (ANVGD di Udine) e i professori Elisabetta Marioni e Enrico Modotti. Copertina: Documento IRO di Livio Randich (Archivio di Arolsen). Grazie a Alessandra Casgnola, Web designer e componente del Consiglio Esecutivo dell’ANVGD di Udine. Fotografie dall’Archivio di Arolsen e studi presso l’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine. – orario: da lunedì a venerdì ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin, che fa parte pure del Consiglio nazionale del sodalizio e, dal 2024, è Coordinatore dell’ANVGD in Friuli Venezia Giulia. Vice presidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi. Sito web: https://anvgdud.it/
