Il fotografo Battistella preso dai partigiani titini a Albona per fare la foto a Tito, 1944
“Sono entrati in casa a Albona, in provincia di Pola, era notte e avevano i fucili puntati, mi raccontavano in famiglia – ha detto Maria Geissa in Battistella – sarà stato il 1944, erano i partigiani titini e presero mio suocero che era Tullio Battistella, originario di Albona, lo portarono via perché volevano che facesse le foto a Tito, poi lo rilasciarono, perché doveva stamparle per la loro propaganda. Fu mia suocera a raccontarmi tutto”. Il fotografo Battistella si rese noto, negli anni ’30, per un servizio fotografico in Africa col generale Graziani e poi per un libro sulla miniera di Arsia.
Comincia così il racconto della signora Geissa, di Pola. Nel 1946 la famiglia andò esule in Friuli, ha raccontato ancora la signora Geissa: “perché tirava una brutta aria per gli italiani, come disse mio padre”. Poi i suoi familiari parteciparono ai raduni istriani con tanto interesse e il fotografo Battistella si fece notare non solo per i suoi interessanti scorci da cartolina di Albona, ma anche per le immagini di gruppo degli esuli. Il funerale di Tullio Battistella si tenne a Udine, nella chiesa di San Giuseppe, sino al camposanto vicino. Era il 25 luglio 1979 (L’Arena di Pola 1979 : 8).
“Mia mamma era Antonia Capolicchio, del 1911, e parlava poco dell’esodo. – ha aggiungo la testimone – Mio papà, Giovanni Geissa, pure del 1911, lavorava all’Ospedale di Pola e visto il clima che si era creato con i nuovi arrivati, decise di partire proprio nel 1946, dopo la strage di Vergarolla, poi trovò lavoro all’Ospedale di San Daniele del Friuli, in provincia di Udine e in seguito all’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro le Malattie (Inam) di Udine, così i miei genitori ricominciarono daccapo una nuova vita familiare”.

Siete passati per il Centro smistamento profughi di Udine? “No, con i miei genitori non siamo passati per i campi profughi – ha replicato Maria Geissa – anche se mia nonna Maria Moscarda, classe 1892, di Pola, mi portava dalle zie in Toscana in estate, per fare un po’ di vacanza al mare, loro sì che stavano nei campi profughi. Un’altra mia nonna rimase in Istria e morì a Gallignana/Gračišće”.
In quale località costiera della Toscana? “Beh, a Marina di Massa, la zia Maria Moscarda, anche lei si chiamava così come mia nonna e stava nel Centro di raccolta profughi di quella località – è la risposta – prima lavorava alla Manifattura Tabacchi di Pola e fu trasferita in Toscana, ma viveva nel campo profughi”.
Quanto tempo stava dalla Zia Maria nel Centro raccolta profughi (Crp) di Marina di Massa? “Circa un mese, avevo dieci anni, c’erano tanti bambini – ha spiegato Maria Geissa – e giocavo con loro, si stava tutti insieme felici, erano gli adulti a soffrire tanto per lo spazio ristretto dei blocchi familiari, suddivisi dalle coperte tirate sui fili per un po’ d’intimità e poi c’erano le latrine e i lavabi in comune”.
È stata, per caso, in un altro campo profughi con la nonna Maria a trovare altri parenti? “Sì, perché con la nonna si passava un altro mese dalla zia Giovanna Moscarda nel Crp di Firenze, in via Guelfa, al Sant’Orsola – ha detto – sempre negli anni ’50, so che era un vecchio monastero”.
Siete mai tornati in Istria e in quale periodo? “Certo, nel 1953 – ha concluso Maria Geissa – ci ritornai con i miei genitori per trovare i parenti rimasti, ci furono tanti controlli al confine da parte degli jugoslavi. A Pola, i parenti ci parlavano con circospezione, guardandosi attorno, anche tra le mura domestiche, eh quante valigie piene di cibo portò mia mamma ai parenti di Pola in vari viaggi negli anni 1950-1960, quello sì, che me lo ricordo bene”.
C’è una cosa bella dell’Istria per lei? “La bottiglia di olio istriano che mi regala mia cugina, pure lei esule – è la replica – da quando ha ripreso possesso dell’uliveto degli antenati. Ha un profumo e un sapore veramente particolare”.

Le ricerche svolte – Da una ricerca onomastica si sa che il cognome Moscarda compare pure nell’Elenco alfabetico profughi giuliani del Comune di Laterina, degli anni 1949-1961, provincia di Arezzo. I nomi di Antonio e di Zita Moscarda sono segnati al fascicolo n. 1.143, ma non è scritto il luogo di uscita, mentre Regina Moscarda, del fascicolo n. 951, risulta uscita per Viareggio, provincia di Lucca, il 20 gennaio 1954.
Dal Primo censimento dei profughi fiumani in Italia, a cura della Lega nazionale fiumana dell’ANVGD di Bologna, realizzato nei primi ani ’50 e pubblicato su Fiume e la provincia del Carnaro nel passato e nel presente, si sa che Moscarda Valentino era esule a Lido di Venezia con la moglie Ghiraldo Emma ed i figli Edino e Luciano.
Ci sono due Moscarda anche nell’Elenco Livio Valentini dei caduti RSI. Il civile Moscarda Lorenzo, fabbro della Società Arsia, fu ucciso dai partigiani titini il 27 aprile 1944 nella foiba di Vines, presso Albona. Il bersagliere Moscarda Luciano, nato a Rovigno d’Istria nel 1922 e residente a Trieste, fu abbattuto a Gorizia il 18 maggio 1945 dai partigiani comunisti a guerra finita, durante l’occupazione jugoslava della città isontina.
A Fiume, infine, Moscarda Domenico e Moscarda Delcaro Domenica, a guerra finita, subirono “la confisca e il sequestro dei beni”, dalla Pretura popolare di Fiume, come risulta dal bilingue Elenco dei fiumani condannati dal 3 maggio 1945 (Ballarini A, Sobolevski M 2002 : 231).

Toscana accogliente – I toscani accolsero gli esuli giuliano dalmati prima con diffidenza e qualche contrarietà, poi con grande umanità. C’erano oltre 20 campi profughi in Toscana nel dopoguerra. Quello di Laterina (AR) vide passare oltre 10 mila individui tra le decine di baracche.
Proprio nel Crp di Laterina passò Giulia Slavicz, di Zara. “Ricordo che gli alloggi erano suddivisi in piccole stanze – ha riferito – con pareti divisorie in legno. Erano dotati di stufe a legna con le latrine in fondo alla baracca di mattoni malmessi. Un ricordo molto forte è quando a 5 anni, mano nella mano con il mio cugino di 4 anni, scappammo dal Campo. Non so come sia stato possibile visto che mia madre ci teneva sempre d’occhio. Di quel giorno ho l’immagine di me con mio cugino accanto, sulla strada provinciale immersa negli alberi e un autobus che si fermò. L’autista scese e ci chiese: ‘Dove andate?’ E noi tranquillamente: ‘Dalla nonna’. E lui: ‘E dove sta la nonna?’. ‘Lontano’: rispondemmo. Ovviamente l’autista capì la situazione e ci prese per riportarci al Campo. Alla fine del 1958, dopo più di 2 anni e mezzo di Campo profughi, ci assegnarono una casa popolare a Firenze dove lavorava mio padre, costruita col piano Marshall”.
Ecco altri casi dalla letteratura. Al Crp di Marina di Carrara (MS) trascorse una decina d’anni l’esule Marisa Brugna, nata a Orsera nel 1942. All’inizio fu accolta per un breve periodo nel Crp di Latina. La struttura per i profughi a Marina di Carrara era costituita da quattro corpi di fabbrica. Tra il grave disagio dei blocchi familiari erano diffuse le malattie contagiose, la promiscuità e, persino, le molestie verso i bambini, affrontate con dolore assieme ai genitori.
Marisa Brugna, esule nel 1949, ha raccontato le sue vicende complesse in un libro intitolato “Memoria negata. Crescere in un centro raccolta profughi per esuli giuliani” e anche in alcune interviste disponibili in letterature (Brugna M 2003).
Varie località della Toscana furono coinvolte nell’esodo di Bruna Penello, nata a Fianona nel 1940. Nel suo itinerario di fuga dall’Istria, passò per Trieste, Udine, Bologna e appunto Firenze, Pisa e Massa Marittima (GR). i partigiani titini le portarono via il padre Vittorio, la madre Maria, il fratello Lorenzo e la nonna Maria Vosilla per ammazzarli nella foiba. Bruna Penello, come ha raccontato Maria Cacciola, si ritrovò a stare a Roma, presso lo zio Remigio e, in seguito, fu adottata da una famiglia siciliana, andando a vivere in provincia di Messina (Cacciola M 2018).

Comunisti istriani – Molti tra coloro che, fra gli istriani, si fecero attirare dalle idee social-comuniste lo stesso abbandonarono Pirano ed altri paesi dell’Istria per andare in esilio, poiché non fedeli alla linea del partito comunista jugoslavo. Chi, stalinista, fuggì dopo il 1948, quando Tito fu espulso da Stalin dall’Ufficio d’Informazione dei Partiti Comunisti e Operai (Cominform). Altri, convinti comunisti, se la filarono nei primi anni ’50, poiché veniva detto loro che “il 90 per cento della regione Giulia è di proprietà degli slavi”. Fuggirono per non finire nel gulag titino per dissidenti di Goli Otok. Giunti a Trieste, testardamente, continuarono a fare i comunisti italiani. Altri, pretendendo Trieste, Gorizia e qualcos’altro, lanciarono “appelli e proclami inneggianti ai Poteri Popolari, alla VII Federativa, all’annessione [alla Jugoslavia] e [non mancarono] di battersi con scioperi imponenti e in feroci scontri di strada”. Nell’estate del 1945 in Istria e a Trieste dominava la confusione politica e militare. C’è una lettera esemplare tra i partigiani Marina Bernetich e Teodoro Balbi per descrivere la caotica situazione generale: “Non risulta tutto chiaro perché chiaro non è tutto nei settori come nei battaglioni dipendenti” (Zucchiatti S P 2025).
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Fonti orali – Maria Geissa in Battistella, Pola 1943, esule a Udine, intervista del 30 maggio 2025 a cura di Elio Varutti. Autorizzazione alla diffusione e pubblicazione del 5 settembre 2025.
– Giulia Slavicz, Zara, 1952, esule a Firenze (nome di fantasia per rispetto della fonte), int. per email del 25 maggio 2025, grazie a Claudio Ausilio (ANVGD di Arezzo).
Bibliografia e archivi
– Amleto Ballarini, Mihael Sobolevski (a cura di / uredili), Le vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni (1939-1947) / Žrtve talijanske nacionalnosti u Rijeci i okolici (1939.-1947.), Roma, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale per gli Archivi, 2002.
– Marisa Brugna, Memoria negata. Crescere in un centro raccolta profughi per esuli giuliani, Cagliari, Condaghes, 2003.
– Maria Cacciola, Sulle ali della memoria. Gli esuli giuliano dalmati di Sicilia ricordano, Messina, Giambra, 2018.
– Comune di Laterina (AR), Elenco alfabetico profughi giuliani, 1949-1961, pp. 1-78, ms. Grazie per tale registro al fiumano Claudio Ausilio.
– Elenco ‘Livio Valentini’ dei caduti RSI, on line.
– Fiume e la provincia del Carnaro nel passato e nel presente, a cura dell’ANVGD – Lega fiumana, Sezione culturale di Bologna, Roma, edizioni Pais, s.d. [1954?]. Dono di Carlo Mihalich, esule di Fiume a Martellago (VE).
– “Lacrime d’esilio. I nostri Morti. Tullio Battistella”, «L’Arena di Pola», 18 agosto 1979, p. 8.
– Elio Varutti, Le Tabacchine istriane esuli al Centro Profughi di Firenze, on line dal 24 febbraio 2017 su slideshare.net
– E. Varutti, La patria cercata. Ricordi di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in Toscana, Firenze, Aska, 2025.
– E. Varutti, L’accoglienza in Toscana nei dati del Primo censimento profughi di Fiume, 1953, on line dal 13 maggio 2025 su anvgdud.it
– Sebastiano Pio Zucchiatti, Appunti dalle memorie di Antonio e Paolo Sema di Pirano, 2025, ms. Collezione privata.

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Progetto e ricerche di Elio Varutti, coordinatore del Gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine. Grazie a Claudio Ausilio, esule di Fiume a Montevarchi (AR), collaboratore dell’ANVGD di Udine. Elaborazione e Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, e E. Varutti, Lettori: Maria Geissa in Battistella, Claudio Ausilio, i professori Enrico Modotti, Paola Quargnolo, Rosalba Meneghini (delegato organizzativo dell’ANVGD di Udine), Sergio Satti, decano dell’ANVGD di Udine, Bruno Bonetti e Marco Birin. Copertina: Tullio Battistella, da «L’Arena di Pola» del 1979. Fotografie di Elio Varutti. Grazie a Alessandra Casgnola, Web designer e componente del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine. Altre ricerche presso l’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine. – orario: da lunedì a venerdì ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin, che fa parte pure del Consiglio nazionale del sodalizio e, dal 2024, è Coordinatore dell’ANVGD in Friuli Venezia Giulia. Vicepresidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi. Sito web: https://anvgdud.it/
