Adriano Paulovich, uno sportivo di Fiume, campione dimenticato
Nato a Fiume nel 1911, sotto l’Austria-Ungheria, Adriano Paulovich è deceduto esule a Cinisello Balsamo (MI) nel 2003. Tra gli anni ’30 e ’50 è stato uno dei dominatori della scena sportiva fiumana del ciclismo, della marcia, della corsa campestre ed infine dello sci di fondo, sebbene il suo nome sia scivolato inesorabilmente nell’oblio.

Nei primissimi anni ‘30 è stato anche campione italiano di pugilato dei pesi welter nella categoria novizi, attività poi abbandonata per dedicarsi al podismo e allo sci di fondo, sua principale passione, che coltiverà fino al 1977, partecipando anche a molte edizioni delle principali maratone sciistiche del mondo (Vasaloppet-Svezia, Marcialonga e molte altre). È stato lo scrittore Silvano Raffaelli, grande appassionato di sport e promotore in Istria di numerose associazioni sportive a Lovran (Laurana – Croazia), ad interessarsi di Adriano Paulovich, atleta fiumano assai versatile per un’eventuale pubblicazione sullo sport fiumano. Purtroppo però Silvano passò prematuramente a miglior vita, prima di far stampare il suo studio. Tutto il materiale raccolto rimase tristemente inutilizzato.
Il ciclista Adriano Paulovich, nel 1931, è stato immortalato a Bologna, in posa insieme ai compagni di squadra dell’Opera Nazionale Dopolavoro (OND) di Fiume davanti al monumento conosciuto come il Popolano. L’immagine è relativa alla staffetta nazionale della Federazione Italiana Escursionismo (FIE) che, nei primi anni ‘30, compì in bicicletta il percorso Fiume-Roma in 45 ore.
Adriano Paulovich, nel ottobre del 1947, è con gli sci a Platak (YU), nella squadra nazionale jugoslava di sci di fondo in preparazione degli importanti eventi sportivi internazionali, dai quali tuttavia fu escluso per motivi disciplinari, causati da gravi dissapori con i dirigenti federali.

A Monza, città del suo esodo, nel 1985, “el fiuman” Paulovich approda al minigolf, considerandolo non solo come un passatempo, ma come un’attività sportiva a tutto campo. Si allena, studia i percorsi, ci mette l’agonismo di quando aveva vent’anni. Incredibilmente, nel 1991, nel Trofeo Città di Monza, dopo sette gare valide per il campionato sociale, a ottant’anni suonati, risulta il migliore e si aggiudica il titolo di campione nella seconda categoria.
Il campione Adriano Paulovich ebbe due figli in seconde nozze, nati a Fiume: Adriano, nato nel 1948 e Attilio nato nel 1955. I genitori Paulovich si sono conosciuti poco dopo il conflitto mondiale, avevano entrambi la cittadinanza italiana, sebbene la madre, Giuseppina Logar (1917-1994), fosse di nazionalità slovena. Con i nuovi arrivati furono costretti a prendere la cittadinanza jugoslava. Da altri racconti si sa che per avere il passaporto di sola andata per l’Italia certi fiumani dovettero pagare un’alta tassa di svincolo della cittadinanza jugoslava imposta dalle nuove autorità, cosa accaduta anche alla famiglia Paulovich al quarto tentativo.


È grazie al figlio Attilio Paulovich che abbiamo raccolto queste notizie. Nel 1958 ci fu l’esodo da Fiume dei Paulovich, passando per il Centro smistamento profughi (Csp) di Udine, dove alloggiarono per tre mesi. L’arrangiamento in quella caserma della ex GIL di via Pradamano consisteva in una stanza con i letti a castello. Le pareti di ogni box familiare non toccavano il soffitto, quindi dalla branda alta del letto a castello si vedeva e si sentiva tutto dai box vicini. Per mangiare c’era una mensa dove ognuno si serviva da sé. Il Csp chiuse nel 1960.
Come mai siete partiti dieci anni dopo del grande esodo? E dopo Udine che cosa accadde?
“Dai documenti rinvenuti di recente – ha aggiunto Attilio Paulovich – è stato accertato che il ritardo fosse dovuto al rifiuto delle autorità jugoslave di concedere a nostro padre lo svincolo dalla cittadinanza jugoslava in quanto, secondo loro, la lingua di famiglia era il croato; cosa falsissima naturalmente. Anche durante il periodo toscano del campo profughi di Marina di Carrara il papà, ormai prossimo alla cinquantina, si è fatto valere in campo nazionale nello sci di fondo”.

I fratelli Adriano e Attilio Paulovich erano piccini quando a Fiume, divenuta Rijeka, ascoltavano i discorsi dei grandi sul diritto d’opzione per l’Italia o sull’essere cittadini della Jugoslavia allargata. Il babbo optò per l’Italia e così perse il lavoro. Prima di partire per l’Italia regalò tutto ai vicini, perché era convinto di trovare di là dal nuovo confine tutto ciò di cui avesse avuto bisogno.
Dopo i tre mesi trascorsi a Udine, i Paulovich furono destinati al Crp di Marina di Carrara, un altro campo profughi allestito in una caserma. Lì alloggiarono per un anno. La famiglia aveva una stanza dove poteva cucinare e per dormire c’erano i soliti letti a castello. Il capofamiglia aveva trovato un posto di lavoro come bagnino. A dire il vero loro volevano trasferirsi in Lombardia, dato che la mamma lavorava a Milano alla Manifattura tabacchi, in quanto aveva precedentemente lavorato alla Manifattura tabacchi di Fiume. Adriano Paulovich babbo invece a Fiume lavorava al silurificio.
Alla fine fecero domanda per andare al campo profughi presso la Villa Reale di Monza, dove giunsero nel gennaio 1960. In quel Crp lombardo rimasero fino al mese di settembre del 1967, quando fu loro assegnata la casa cittadina in via Luca della Robbia. Anche al Crp di Monza c’erano i letti a castello e i box familiari con un po’ di spazio in più rispetto al sito d’accoglienza toscano. Pure a Monza c’erano le pareti di compensato senza soffitto, perciò qualunque rumore o bisbiglio veniva udito da tutti. Nell’ala opposta della Villa Reale alloggiavano famiglie sfrattate, robuste cancellate di ferro dividevano i due settori, un giornalista locale non tardò a definire queste sistemazioni la “Gabbia reale”.

Il giovane Adriano Paulovich fu inviato per sei anni al collegio “Riccardo Zandonai” di Pesaro, costruito nel 1946 da don Pietro Calvino Damiani per accogliere i cuccioli dell’esodo giuliano dalmata. Il collegio pesarese fu frequentato per quattro anni anche da Attilio Paulovich. Poi la vita riprese.
—
Fonte digitale – Attilio Paulovich, Fiume 1955, esule a Lomagna, provincia di Lecco, email all’A. del giorno 8 marzo 2026 con autorizzazione alla pubblicazione.
Cenni bibliografici
– Bruno Cagnoli, Opera padre Damiani: la storia di un prete italiano, (edizione originale: Longo, Ravenna, 1988) riproduzione anastatica integrale, Associazione delle Comunità Istriane, Trieste, 2022. [sul collegio Zandonai di Pesaro].
– Umberto De Pace (a cura di), “La ‘Gabbia Reale’. Ricordi monzesi dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. 5. Attilio e Adriano Paulovich, giugno 2009”, on-line dal 4 febbraio 2010 su: arengario.net
“Ottanta e non li dimostra”, «Minigolf International», n. 5, 1991, p. 29.

==
Progetto a cura di Elio Varutti, coordinatore del Gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine. Networking a cura Maria Iole Furlan e E. Varutti. Lettori: Attilio Paulovich, Bruna Zuccolin, Sergio Satti e il professore Enrico Modotti.
Copertina: Il pugile Adriano Paulovich in calzoni bianchi, nella palestra di via Bovio a Fiume, fresco campione nazionale dei pesi welter categoria novizi, 1933. Fotografie dell’archivio di Attilio Paulovich. Ricerche in biblioteca dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine. – orario: da lunedì a venerdì ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin, che fa parte pure del Consiglio nazionale del sodalizio e, dal 2024, è Coordinatore dell’ANVGD in Friuli Venezia Giulia. Vicepresidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi. Sito web: https://anvgdud.it/
