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A Gorizia presentata “La patria cercata”, libro di Elio Varutti, con l’ANVGD

Mar 19 2026

A Gorizia presentata “La patria cercata”, libro di Elio Varutti, con l’ANVGD

È stata Maria Grazia Ziberna, presidente dell’ANVGD di Gorizia, ad aprire i lavori dell’incontro culturale pomeridiano del 13 marzo 2026 nella Sala Dora Bassi, in via Garibaldi, in presenza del sindaco della città Rodolfo Ziberna.

Nell’ambito delle iniziative organizzate in occasione del Giorno del Ricordo, che come di consueto a Gorizia si svolgono da febbraio a maggio, è stata presentata un’opera con molte testimonianze, alcune delle quali veramente emozionanti, che descrive la storia degli esuli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia accasatisi in Toscana negli anni ‘50. Il testo di Elio Varutti è: “La patria cercata. Ricordi di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in Toscana”, edito a Firenze da Aska nel 2025 e giunto già alla seconda edizione.

La professoressa Ziberna ha illustrato con un PowerPoint le vicende dei circa cinquemila esuli giuliano dalmati che si fermarono in città. Alcune decine di famiglie furono ospitate inizialmente nella caserma Guella di Piazza Cesare Battisti, altre in alberghi o abitazioni private, mentre circa mille e duecento persone vissero per anni – in certi casi decenni, fino agli anni ’70 – nel campo profughi delle Casermette, situato in mezzo ai campi, a poche centinaia di metri dal confine con la Jugoslavia, nell’estrema periferia. Erano sei edifici ad un unico piano,  costruiti nel 1942, circondati da mura alte tre metri spesse 40 centimetri e lunghe circa 300 metri per ogni lato, come ricordava Antonio Lauriti.  Il campo era presidiato da un posto fisso di polizia, e al suo interno con il tempo trovarono spazio un’infermeria, una latteria, una falegnameria, un’officina meccanica, una drogheria, un negozio di frutta e verdura, oltre ad un asilo. All’inizio i profughi andavano a mangiare due volte al giorno alla mensa dell’Eca, fino in Riva Piazzutta, dove si recavano a piedi con una camminata  di circa 25 minuti, finché il Comune fece trasferire il capolinea del bus che serviva la zona dalla Transalpina alle Casermette. Tra gli altri profughi, vi era anche il giovane Alfredo Calligaris, un illustre esule di Rovigno, “padre della medicina sportiva italiana”, “il modellatore di uomini”, come lo definì Gianni Brera. Insegnante di educazione fisica, laureato in Medicina sportiva, allenatore, atleta lui stesso, fu l’artefice di grandi successi delle squadre nazionali italiane di atletica (preparò gli atleti per diciassette edizioni delle Olimpiadi, a partire da quelle di Londra del 1948) di calcio, di ciclismo, di sci (negli anni ’70 si occupò della “valanga azzurra’’), di motociclismo, golf,  pallacanestro e sci nautico. E vi era anche Antonio Pianella, che era stato sindaco di Gallesano.

Gorizia, 13.3.2026 – Maria Grazia Ziberna, presidente dell’ANVGD di Gorizia, e Elio Varutti, autore del libro “La patria cercata”.

Circa cinquecento persone si accasarono poi nel ‘‘Villaggio dell’esule’’ di Campagnuzza, costruito nel 1950, come rammenta il pannello storico inaugurato in febbraio dall’ANVGD in Piazza Fiume. La professoressa ha ricordato che è stato realizzato anche un video per raccontare la storia degli esuli e del quartiere della Campagnuzza, si trova sul canale YouTube del comitato ANVGD di Gorizia.

La professoressa Ziberna ha poi ricordato Gaetano Valenti, scomparso nel 2022, che ha vissuto a lungo in Campagnuzza, come del resto la famiglia dell’attuale sindaco Rodolfo Ziberna. Valenti, sindaco di Gorizia per due mandati, dal 1994 al 2002, fu presidente del comitato ANVGD di Gorizia, professore di materie economico aziendali, consigliere dell’Istituto Giuliano di storia, cultura e documentazione e, dal 2003, consigliere regionale per una legislatura. La professoressa si è infine soffermata su una delle storie raccontate nel libro del professor Varutti, quella della famiglia di Sergio Marchionne, figlio di un carabiniere abruzzese di stanza a Carnizza (Krnica) vicino a Pola e di Maria Zuccon, originaria di Zucconi (oggi Cukoni). Il padre di Maria, nonno materno di Marchionne, infatti, la cui salma venne ritrovata il primo novembre nella foiba di Terli dal maresciallo Arnaldo Harzarich, fu arrestato a Carnizza, dove possedeva un negozio di alimentari che si trovava a circa 50 metri dalla casa dei cugini paterni della famiglia Ziberna.

Ha poi avuto la parola Varutti. Attraverso 176 pagine, 100 fotografie e documenti inediti, l’Autore ha perlustrato la vita nei campi profughi, nei villaggi per i rifugiati, o nelle case di Arezzo, Firenze, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pisa e Siena. Molti di loro transitarono per il Centro smistamento profughi di Udine. Nel libro è descritto il difficile cammino verso l’integrazione sociale per passare da profughi a cittadini mediante l’abitazione, la religione, il lavoro e gli affetti familiari, anche con matrimoni con gli autoctoni. Avevano perso la patria i profughi giuliano dalmati, a causa delle annessioni jugoslave del 1947. Con grande volontà la cercarono in altre località italiane, ritrovandola in vari luoghi toscani con grande umanità.

Varutti, dopo aver portato i saluti di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, ha mostrato una serie di diapositive riprese dal volume stesso, con qualche immagine riferita anche all’esodo di Fiume nel 1948 di don Janni Sabucco, ultimo parroco del Redentore, che fu esule a Forte dei Marmi.

Come mai quel titolo: La patria cercata? Verso la fine e in seguito alla Seconda guerra mondiale i profughi italiani usciti dall’Istria, Fiume e Dalmazia a causa della violenza dei seguaci di Tito, provarono il senso della patria perduta. “Ce ne siamo andati, perché sospinti a partire – dicono – e per mezzo del diritto di opzione riconosciuto dal trattato di pace”. C’è chi, tuttavia, è fuggito da clandestino in barca, o per i sentieri del confine orientale inseguito dalle guardie armate jugoslave. Quegli italiani persero la bottega, la fattoria, lo squero, il torchio, l’asino, gli ulivi e la casa che, per molti di loro, era l’antica abitazione da tanti secoli e generazioni. Tutti i loro averi servirono all’Italia sconfitta, dopo la guerra del 1941 voluta dal duce e dal re, alleati di Hitler, mentre la monarchia serbo-croata era in confusione, per pagare i danni del conflitto alla vincente Jugoslavia. Così fu firmato il trattato di pace il 10 febbraio 1947 che assegnò alla Jugoslavia: Istria, Fiume, Zara e gran parte delle provincie di Trieste e Gorizia. Erano del Regno d’Italia dalla fine della Grande guerra. Nel secondo dopoguerra, quindi, gli esuli istriani, fiumani e dalmati si ritrovarono a cercare la patria. Alcune migliaia di loro la ritrovarono proprio in Toscana, che utilizzò all’uopo oltre 20 Centri raccolta profughi. Altri si fermarono in Veneto, Piemonte, Lombardia, dove c’era il lavoro.

Determinante è stata la collaborazione alle ricerche sul campo di Claudio Ausilio, esule di Fiume a Montevarchi (AR), nonché di Francesco Ostrogovich, soprattutto per quanto concerne l’indagine iconografica sull’esilio a Massa Carrara, entrambi soci dell’ANVGD.

Come mai Udine, Laterina (AR) e il Veneto sono entità territoriali così associate in questa parte di storia d’Italia per tanto tempo oscurata? È già stato scritto nel libro La patria perduta del 2021, sempre di Varutti. Dai passaporti dei profughi italiani in fuga dalle loro terre, Istria, Fiume e Dalmazia annesse alla Jugoslavia di Tito, si può notare che l’itinerario dell’esilio è sempre lo stesso. Giunti a Trieste, in vari modi, con il carro, o il treno, camion, piroscafo ed altro, vengono essi destinati al Centro smistamento profughi (Csp) di Udine e poi, in treno, via Venezia, molti finiscono a Laterina, altri a Firenze, Marina di Carrara, Vicenza, Cremona, Torino, Alessandria, Brescia, Roma, Napoli, Bari, Servigliano nelle Marche e così via in oltre 100 strutture per lo più fatiscenti del Ministero dell’Assistenza Post-bellica, sparpagliate per l’intero Paese.

Con un ricco apparato fotografico e documentario, come già scritto, qui ci sono le storie delle famiglie Andretti, Badini, Baici, Barbieri, Benvegnù, Bracchitta, Cattonar, Daddi, Daici, Danielis, Dobri, Manzin, Manzoni, Marchionne, Mladossich, Pacori, Paoli, Prete, Radolovich, Rauni, Rocchi, Sestan, Spogliarich, Sponza, Stipcevich, Tomissich, Travaglia, Tropea, Varesco, Vellenich ed altri ancora.

Alla fine della presentazione è seguito il dibattito. Il tutto si è concluso con un firma-copie e l’annuncio degli importanti appuntamenti successivi. L’evento aveva il patrocinio del Comune di Gorizia e il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

Le presentazioni del libro

Fino al 9.2.2026 il libro “La patria cercata” è stato presentato, in Italia e all’estero, con successo di pubblico a circoli culturali, biblioteche, scuole e associazioni, con le rispettive autorità istituzionali come nel museo di Muggia (TS), in presenza pure di Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste e di Renzo Codarin, presidente dell’ANVGD nazionale. Poi è stato presentato in Consiglio regionale a Firenze, in Consiglio comunale a Laterina Pergine Valdarno (AR), a Palazzo ducale di Massa (MS), al vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Il 18 maggio 2025 è stato presentato al Salone del Libro di Torino, nel padiglione della Regione Toscana, con Bruna Zuccolin, Bruno Bonetti (presidente e vice dell’ANVGD di Udine) e Aldo Ferrucci (editore). Ad Abbazia, il 23 agosto 2025, è stato presentato a Sonja Kalafatovic, presidente della Comunità degli Italiani di Abbazia/Opatija (HR) e pure alla professoressa Rina Brumini, ricercatrice e vicepresidente della Comunità ebraica di Fiume, oltre che vicepresidente della Comunità degli Italiani di Fiume/Rijeka (HR). Il 19 novembre 2025 il volume è stato presentato a Daniela Velli, presidente dell’ANVGD di Firenze e al generale Edi Turco, comandante dell’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche di Firenze “Giulio Douhet”. È stato poi presentato alla Università della Terza Età di Portogruaro (VE) il 9 febbraio 2026.

In Friuli è stato presentato a Udine (al Liceo Classico “J. Stellini”, all’Istituto Tecnico Economico “A. Zanon”, all’Isis “C. Deganutti”), alla Biblioteca Civica “V. Joppi” e all’ Università della Terza Età (UTE). Poi a Tarcento (UD), a Tavagnacco (UD), a Attimis (UD) e a Zoppola (PN). Oltre che sul «Corriere di Arezzo», su «L’Arena di Pola», «La Nazione», «Diari Toscani», «Teletruria», «Rete Valdarno», «Arezzo TV», «La Gazzetta di Massa e Carrara», «Valdarnopost.it», «Amaranto Channel», «anvgd.it», «Arcipelago Adriatico», «kepown.com» e «anvgdud.it» il volume è stato presentato a Radio RAI Friuli Venezia Giulia, nella trasmissione di “Sconfinamenti”, di Massimo Gobessi, con replica da Radio Capodistria (SLO) e su raiplaysound.it/ in podcast. Commenti sono apparsi su «La Voce del Popolo», di Fiume/Rijeka (HR).

Il libro recensito

–  Elio Varutti, La patria cercata. Ricordi di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in Toscana, Firenze, Aska, 2025 (Seconda edizione del 2026).          ISBN 978-88-7542-413-8

Note – Testo a cura di Elio Varutti, coordinatore del Gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine e di Maria Grazia Ziberna, presidente dell’ANVGD di Gorizia. Networking a cura Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettori: Maria Grazia Ziberna, Bruna Zuccolin, Daniela Conighi e Bruno Bonetti. Copertina: Rodolfo Ziberna, sindaco di Gorizia, Elio Varutti e Maria Grazia Ziberna. Fotografie di Elio Varutti, dall’Archivio dell’ANVGD di Gorizia e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine. – orario: da lunedì a venerdì ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin, che fa parte pure del Consiglio nazionale del sodalizio e, dal 2024, è Coordinatore dell’ANVGD in Friuli Venezia Giulia. Vicepresidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi.  Sito web:   https://anvgdud.it/

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varutti
alessandra@artmediadesign.it

Sociologo, con perfezionamento in Storia all'Università di Udine, Elio Varutti ha pubblicato: "Rimembranze di Zara italiana. Antologia con scritti di Franca Balliana Serrentino, Sergio Brcic, Ettore Daddi, Ulisse Donati, don Giovanni Lovrovich, Bruno Stipcevich e altri", Udine, ANVGD Comitati Provinciali di Udine e di Pordenone, 2025.

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